Le denominazioni dei Vini Italiani

Spesso leggendo l’etichetta di una bottiglia di vino ci si imbatte in tutta una serie di marchi e sigle che molto dicono del prodotto che stiamo consumando, ma che poco chiariscono, agli occhi di chi non ne conosce il significato. Può dunque essere utile dipanare la matassa di questi marchi di qualità.

DOCG

Si inizia con il marchio più prestigioso. D.O.C.G. significa Denominazione di Origine Controllata e Garantita. Si tratta di un riconoscimento tutto italiano che individua le eccellenze fra i prodotti già certificati con il marchio europeo DOC.

Il marchio D O C G è dunque attribuito a prodotti per i quali viene certificata l’esatta zona di origine, dalla regione alla singola azienda, che contribuisce al raggiungimento di una superiorità qualitativa e di caratteristiche, oltre ad una zona di produzione storica o di pregio, come tratto distintivo rispetto a vini analoghi con certificazione DOC. Questa certificazione di primato necessita però di tutta una serie di analisi chimico-fisiche ed organolettiche, indicate in un disciplinare molto rigido, da ripetersi per ogni lotto di produzione, oltre ad una prova di assaggio che ne certifichi il mantenimento dell’unicità del sapore. E’ inoltre indispensabile il prodotto abbia già ricevuto la certificazione DOC da almeno dieci anni.

L’Italia è ricchissima di eccellenza D O C G, distribuite in tutto lo Stivale. Tra i nomi più famosi si trovano il Montepulciano d’Abruzzo, il Greco di Tufo, Colli Bolognesi, Franciacorta, Frascati Superiore, Lison, Cannellino, Oltrepo Pavese, Sforzato di Valtellina, Verdicchio, Barolo, Barbera d’Asti, Dolcetto, Erbaluce di Caluso, Vermentino, Brunello di Montalcino, Chianti, Amarone e Soave.

DOC

Il marchio D.O.C. – Denominazione di Origine Controllata – nato originariamente negli anni ’50 grazie all’intuizione dell’avvocato Rolando Ricci, allora funzionario del ministero dell’Agricoltura, è stato poi recentemente disciplinato dall’Unione Europea nel 2008, recepito poi dallo Stato Italiano nel 2010, ed indica quei vini che sono prodotti in una specifica zona di origine, con particolare indicazione su disciplinare di alcuni parametri quali il nome commerciale del vino, l’esatta zona di produzione, le caratteristiche che contraddistinguono il prodotto ed il tipo di analisi che vengono condotte, il titolo alcolemico tipico, il periodo minimo di invecchiamento, nonché i sistemi di gestione e cura dei vigneti. Affinché il marchio DOC sia valido, le partite di produzione devono assolutamente rispettare tutti i parametri depositati.

Molti sono i vini che ricorrono sulle nostre tavole con marchio DOC; fra di essi il Montepulciano, Trebbiano, Lambrusco, Lugana, Barbera, Grignolino, Malvasia, Nebbiolo, ed una moltitudine di altri nomi che le varie regioni offrono.

IGT

Con l’acronimo IGT, la Comunità Europea ha introdotto una certificazione di qualità che indica la Identificazione Geografica Tipica.

Si tratta di vini regolamentati da un disciplinare e prodotti in una specifica zona, solitamente abbastanza ampia. La grande differenza con le certificazioni DOC e DOCG si trova nel fatto che un vino IGT deve garantire l’85% delle uve provenienti dalla zona certificata, ma per il restante quantitativo può fare capo ad uve di altra provenienza, anche estere, purché la lavorazione finale e l’imbottigliamento siano effettuati nella specifica zona in Italia.

La peculiarità di questa certificazione è stata pensata per permettere ai produttori di garantire determinate quantità di prodotto, con uno specifico standard qualitativo anche in periodi di carenza di un componente della lavorazione, siano essi le uve caratteristiche oppure le spezie eventualmente usate per aromatizzare il vino.

Da notare che i marchi DOC, DOCG e IGT sono specifici per l’area enologica, e fanno parte dei più ampi protocolli europei di qualità per i prodotti alimentari denominati, relativamente, DOP e IGP, dove la lettera “P” sta a significare “protetta”.

Per approfondimenti si rimanda al sito www.dirittovitivinicolo.eu sul quale sono pubblicate le normative di riferimento.