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Conservare il vino

Le caratteristiche dei locali per conservare il vino

 

Conservare il vino

Cantina per conservare il vino

Molti produttori di vino che non svolgono tale attività come professione, non hanno a disposizione spazi progettati e creati esclusivamente per produrre e conservare del vino, infatti molto spesso accade che ci si adatti ad utilizzare come cantina locali la cui progettazione prevedeva altri utilizzi.

Vi sono dei punti da tenere in considerazione nel selezionare i luoghi da adibire a cantina. Per prima cosa devono essere previsti locali diversi per la fermentazione e la conservazione. Quindi occorrerà selezionare due locali.
E’ importante avere a disposizione i servizi essenziali quali ad esempio l’acqua, ciò faciliterà le operazioni di pulizia sia dei locali sia dell’attrezzatura che si utilizzerà.
E’ buona norma utilizzare i locali per conservare il vino solo ed esclusivamente a tale scopo, quindi evitare di utilizzare questi spazi in qualità di magazzino, questo perché potrebbero esserci prodotti che potrebbero minare la qualità del risultato finale.
Inoltre bisognerà tenere conto dello stato delle pareti, infatti queste dovranno essere pulite e intonacate, da pulire annualmente per impedire il formarsi di muffe.
Il locale selezionato per conservare il vino dovrà essere ventilato e dovrà avere poca sensibilità agli sbalzi di temperatura perché potrebbe risentirne la maturazione del vino. La circolazione dell’aria favorirà lo smaltimento dell’anidride carbonica generata dalla fermentazione tumultuosa che potrebbe essere dannosa per la salute.
Nel caso in cui la conservazione del vino non avvenga all’interno di botti (sia in legno che in acciaio inox), ma in contenitori di vetro si dovrà avere particolarmente cura nella scelta di uno spazio in cui vi sia poca luce.
In definitiva possiamo affermare che, nella scelta dei locali da adibire a cantina, il produttore di vino, se terrà conto di questi suggerimenti, avrà molte più possibilità di ottenere un prodotto qualitativamente migliore.

 

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Viticoltura moderna: le origini

come nasce la viticoltura moderna?

 

La viticoltura moderna nasce verso la fine dello scorso secolo a causa di alcuni parassiti provenienti dal nord America a causa dell’aumento del volume di scambi tra il vecchio e il nuovo continente. Questo parassita mise gravemente in pericolo la viticoltura europea tanto da rischiare di farla scomparire. Ancora oggi, due tipi di questo parassita (l’oidio e la peronospora) mettono a dura prova l’agricoltura biologica che li combatte chimicamente soprattutto ricorrendo all’uso di zolfo e rame.
Di particolare interesse è il caso della Fillossera (Philloxera vastatrix). Si tratta di un piccolo insetto della famiglia degli afidi che mise a dura prova la viticoltura europea. Questo venne combattuto in modo a dir poco efficace e brillante grazie alla biologia. Infatti, si constatò che tale insetto non gradiva particolarmente le foglie della vite europea, ed era inerme di fronte alle difese delle radici della vite americana. Si pensò pertanto di innestare la varietà europea con quella americana in modo tale da ottenere foglie non gradite alla Fillossera e radici inattaccabili grazie al più spesso strato di sughero che rendeva inefficaci le punture dell’insetto. Nascono così gli ibridi dove sulle radici americane vengono innestate le viti italiane produttrici di uva di qualità superiore, e quindi la viticoltura moderna!

Viticoltura

Coltivazione della vite

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Estrarre oli essenziali

quali distillatori sono più adatti?

Spesso ci domandiamo se i distillatori di rame siano adatti all’estrazione degli oli essenziali fai da te. Ma iniziamo col dire cosa sono gli oli essenziali puri. Si tratta di prodotti ottenuti dall’estrazione vegetale e possiamo utilizzarli per diversi scopi. Per esempio possiedono proprietà antibiotiche e possono essere utilizzati per l’aromaterapia oli essenziali.
Come estrarre gli oli essenziali puri attraverso l’utilizzo di un distillatore-alambicco in rame?
La distillazione può avvenire in diversi modi. Il primo consiste nella distillazione in immersione. Basta solo dotarsi di un semplice distillatore in cui inserire le piante, che verranno immesse nella caldaia a contatto con l’acqua secondo le regole classiche della distillazione degli alcolici.
La seconda soluzione consiste nel distillare in corrente di vapore, che consiste nell’applicare al classico distillatore una colonna filtro tra il bollitore e la precamera (detta anche cono di raffreddamento) che contiene una paglietta di rame capace di permettere una maggiore deflemmazione. Nei distillatori-alambicco a corrente di vapore, sarà possibile ottenere un miglior filtraggio grazie alla paglietta di rame che, entrando a contatto con i fumi più pesanti, permetterà un filtraggio maggiore e dunque una migliore resa.
In entrambe le soluzioni i distillatori possono distinguersi per tipologia di raffreddamento. Possiamo dunque avere distillatori a fungo, che sono dotati di un cono di raffreddamento condensatore nel quale verrà inserita l’acqua, che consentirà un raffreddamento diretto, e i distillatori a serpentina. Questi ultimi sono dotati per l’appunto da una serpentina di raffreddamento.
Nel contesto della distillazione degli oli essenziali puri, possiamo affermare che il metodo migliore sarebbe l’utilizzo di un distillatore a corrente di vapore con serpentina di raffreddamento. Ma, per chi vuole partire da zero o non è abbastanza esperto, si consiglia l’uso di un distillatore ad immersione, che è più economico, nella versione a fungo oppure in quella a serpentina. Esiste comunque una soluzione intermedia, un buon compromesso tra il meglio (distillatori a corrente di vapore con raffreddamento a serpentina) e la base (distillatori ad immersione), che è costituita dai distillatori a corrente di vapore con raffreddamento a fungo. In conclusione, tutte le soluzioni presentate possono essere utilizzate nella distillazione degli oli essenziali fai da te, ma nonostante ciò alcune tipologie consentono di ottenere un prodotto qualitativamente migliore e dunque una maggiore resa.

Estrarre oli essenziali: Distillatore in rame a corrente di vapore

Distillatore in rame a corrente di vapore per distillare oli essenziali

 

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Fare la Grappa in casa

guida alla distillazione per fare la grappa fai da te

La grappa è una delle bevande maggiormente apprezzate dagli italiani, soprattutto a fine pasto. Si tratta di un prodotto che nasce dalla distillazione di vinacce ricavate da uve rigorosamente italiane in quanto, il regolamento n. 1576/89 del Consiglio Europeo, stabilisce che la denominazione “grappa” possa essere applicata soltanto se nel processo di distillazione venga utilizzata dell’uva proveniente da vigneti Italiani. Ciò ne fa uno dei prodotti distintivi del made in Italy. Per fare la grappa le vinacce vengono ottenute dalla svinatura dei vini rossi, pertanto già fermentate e pronte per la distillazione. Per fare la grappa ci occorre un distillatore in rame, un fornello, un alcolometro, un imbuto e appunto le vinacce.

Fare la grappa con Distillatore a fungo

Fare la grappa con Distillatore a fungo

Il primo passo per fare la grappa consiste nel procedere alla pulizia e alla sterilizzazione dell’attrezzatura che verrà utilizzata. Quando tutto sarà pronto si procedere a fare la grappa immettendo nella caldaia del distillatore le vinacce che si intendono distillare per circa ¾ della capacità, aggiungendo tanta acqua fino a ricoprire le vinacce stesse. Successivamente si dovrà accendere il fornello, ponendolo sotto la caldaia del distillatore, e tener d’occhio la temperatura indicata sul termometro. Si noterà come giunti alla temperature comprese tra 70 e 80 gradi cominceranno a scendere le prime gocce, tuttavia queste, solitamente indicate come “testa della grappa”, sono da evitare in quanto tossiche. Occorrerà, quindi, attendere che la temperatura superi gli 81 gradi, a questo punto si potrà procedere alla raccolta del distillato fino al raggiungimento del 96esimo grado (range che indica il “cuore della grappa”), tutto ciò che uscirà poi (“coda della grappa”) sarà assolutamente da evitare anche perché caratterizzato da un gusto sgradevole che rovinerebbe quanto fatto fin ora. Se si vorrà migliorare qualitativamente il risultato ottenuto si potrà procedere alla sua distillazione seguendo le indicazioni e i passi già fatti nella prima. A questo punto si potrà gustare la propria grappa fatta in casa.

Fare la grappa con Distillatore a serpentina

Fare la grappa con Distillatore a serpentina

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Coltivazione della vite: l’habitat ideale per la coltivazione

Sistemi di allevamento della vite

Esistono delle condizioni ideali affinché si possa realizzare la coltivazione della vite da vino, queste dipendono essenzialmente dalla posizione geografica e climatica. Le condizioni per la coltivazione della vite si riproducono perfettamente in gran parte dei Paesi del Mediterraneo, ed in alcune aree della California, del Cile, dell’Argentina, del Sud Africa, dell’Australia e del mar Nero. A queste aree appartiene anche il nostro Paese, infatti in Italia si verificano tutte le condizioni generali che ci rendono fautori di una produzione sana di uva da tavola, dove per sana si intende l’assoluta non necessità di intervenire chimicamente per ottenere del buon vino. Tuttavia, dato il grande utilizzo dei terreni più adatti, nel corso del tempo si è ricorsi all’allargamento verso terreni e zone non propriamente adatte alla coltivazione della vite da vino, per esposizione e posizione del terreno stesso. Questo ha contribuito in maniera sostanziosa all’immissione nel mercato di diversi litri di vino made in Italy non assolutamente di qualità e pertanto molto al di sotto degli standard del nostro Paese.
Alla luce di queste ultime considerazioni, si consiglia a chi intente intraprendere la produzione di vino o ampliare la stessa, di verificare la provenienza dell’uva che si acquista, accertandosi che la stessa provenga da zone dalla nota vocazione viticola dove la coltivazione della vite risulta rilevante non solo dal punto di vista quantitativo, ma anche qualitativo. Su questo aspetto ci viene in aiuto lo Stato con la legge delle e DOC, realizzata appositamente per garantire la zona di provenienza ed il corretto utilizzo del vigneto. Nella coltivazione della vite in Italia Sono inoltre previsti dei limiti per evitare che il produttore scelga la strada della quantità piuttosto che quella della qualità.

Coltivazione della vite

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Coltivazione della vite

cenni storici sulla coltivazione della vite in Italia

 

Si pensa che la prima coltivazione della vite sia attribuibile all’India, trovando poi grande diffusione in tutta la regione asiatica.
Esistono diverse leggende riguardanti il primo utilizzo di sistemi di allevamento della vite finalizzato alla produzione di vino. Tra questa ve n’è una che attribuisce ad Adamo la conoscenza di questa pianta, in cui l’albero proibito sarebbe in realtà una vite. Secondo altri racconti sarebbe stato Noè ad inventare il vino ripristinando le attività agricole, e quindi anche di coltivazione della vite, a seguito del diluvio universale. Tuttavia la leggenda che probabilmente meglio ha resistito all’andare del tempo è stata quella di Bacco, dio del vino, il quale avrebbe iniziato le pratiche enologiche diventandone il simbolo nel corso dei secoli.

In Italia la prima produzione di vino sembra essersi realizzata in Sicilia intorno al 2000 a.C., affermandosi successivamente presso i Sabini e gli Etruschi con questi ultimi che, dominando dalla pianura Padana alla Campania, diffusero la coltivazione della vite in quasi tutto il centro-nord. Inizialmente per i romani la coltivazione della vite non era una pratica essenziale, infatti, l’incremento dei sistemi di allevamento della vite avvenne successivamente alla conquista della Grecia (146 a.C) dove la coltivazione della vite era diffusa un po’ ovunque e considerata assai importante. Il modello greco venne quindi ripreso dai romani, non fece eccezione la coltivazione della vite che vide una significativa espansione al punto che nel 90 a.C. si registrò una grande sovrapproduzione di uva, tale che l’allora imperatore Domiziano proibì l’impianto di nuovi vigneti, facendo estirpare allo stesso tempo circa la metà di quelli già esistenti in tutto l’impero.
Un progressivo abbandono della coltivazione della vite si registro nel II sec. a causa delle invasioni barbariche e della generale crisi agricola, la situazione vide una sostanziosa ripresa nel Medioevo dove la coltivazione della vite in Italia riprese vigore, soprattutto in riferimento ai monasteri ed ai banchetti che erano soliti all’interno dei castelli. Il definitivo rilancio della coltivazione della vite si ebbe durante il Rinascimento; ad oggi non vi è regione Italia dove la coltura della vite  non è praticata, con il risultato di offrire un ampia varietà di vini che hanno fatto si che il settore enologico del nostro Paese si affermasse come tra i più apprezzati in tutto il mondo.

 

Coltivazione della vite

Agristore di Cosenza R.

 

L’articolo sulla coltivazione della vite è offerta da Agristore di Cosenza R. Per maggiori informazioni e per acquistare la tua attrezzatura per la produzione del vino vieni a farci visita su www.agristorecosenza.it ed utilizza il tuo buono sconto di benvenuto nella sezione Enologia semplicemente inserendo il codice 2013BNR nella pagina di conferma d’acquisto.

Vi proponiamo una ricetta semplice da realizzare e dal risultato garantito attraverso l’utilizzo del torchio premitutto in acciaio inox.

Torchiomediobianco-250x250

Torchietto spremitutto in acciaio inox

Si tratta di una ricetta di origini meridionali e in particolare calabrese, che consente la conservazione delle melanzane per un lungo periodo. Questo prodotto si accompagna bene ad altre pietanze svolgendo il ruolo di contorno, e si caratterizza per il sapore intenso e l’odore pungente derivante dall’utilizzo dell’aceto, dell’aglio e della menta.

Di seguito la sequenza dei passi da rispettare

  1. Affettare le Melanzane
  2. Condire con sale e aceto (lasciando poi riposare per 12 ore)
  3. Pressarle e condirle con carote a pezzettini
  4. Aggiungere aglio, menta, peperoncino e olio
  5. Conservare in vasetti

 

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Produzione vino: alla riscoperta della genuinità

La produzione vino come metodo per riappropriarsi del proprio tempo

 

La produzione del vino si pone in contrapposizione con i ritmi frenetici delle città e della vita odierna. In molti casi si registra il tentativo di riappropriarsi del proprio tempo, ritornando in qualche modo alla vita recuperando vecchie abitudini ormai in disuso. In quest’ottica si può inserire l’aumento esponenziale del numero di orti in terrazzo o in balcone (per chi non possiede un giardino), ma anche coltivazione di vite al preciso scopo di realizzare una produzione del vino.
Per attuare i metodi di lavorazione del vino non occorre essere un esperto di produzione del vino, ma basta conoscere le fasi produzione vino, essere appassionati di enologia occupando piacevolmente parte del proprio tempo liberonell’attività di produzione del vino, in grado di offrire alta soddisfazione personale.
Il nostro blog si rivolge appunto a coloro i quali non sono esperti di metodi di lavorazione del vino, ma vogliono, tuttavia, cimentarsi nell’apprendimento dello schema produzione vino e nella produzione del vino stesso. Per far ciò, non occorre necessariamente possedere un’attrezzatura professionale. Sarà sufficiente dotarsi di mezzi modesti per la produzione del vino!
Nel nostro negozio online, raggiungibile dall’indirizzo www.agristorecosenza.it , potrai trovare ogni tipo di attrezzatura in riferimento alla produzione del vino, dai piccoli macchinari per piccole cantine ad attrezzi più complessi e professionali per la produzione su una più ampia scala coprendo le intere fasi della produzione del vino.
Nella nostra sezione “Enologia” troverai:

  • Accessori per produzione del vino. In questa sotto categoria sono presenti strumenti per la misurazione del grado di maturazione delle uve, del mosto e del vino. Accessori per la fermentazione (Colmatori, Alzavino, ecc…), Boccali e Cilindri graduati, accessori per il filtraggio, per il travaso, per la vinificazione e la pulizia dei contenitori. Inoltre sono disponibili diversi prodotti per la cura e/o la correzione del mosto e del vino (es. Acido Citrico, Acido Tartarico, Sanavin ed altro ancora). Insomma, tutto ciò che può essere d’aiuto nelle fasi della produzione del vino;
  • Botti. Questa sezione offre un’ampia gamma di botti di varia capienza, sia in Castagno che in Rovere;
  • Cantinette. Qui troverai gli accessori adatti al deposito delle tue bottiglie, con cantinette in legno e in metallo;
  • Elettropompe di vario tipo e dimensione;
  • Filtri per vino e bevande varie;
  • Pigiatrici, Pigiadiraspatrici e Diraspatrici di varia capacità e qualità per la produzione del vino;
  • Riempitrici;
  • Serbatoi in acciaio inox;
  • Tappi e Tappatrici, sia manuali che pneumatiche;
  • Termocapsulatrici con relative capsule;
  • Torchi da vino, manuali, idraulici e idropneumatici per la produzione del vino.

 

Pigiadiraspatrice per la produzione vino

Pigiadiraspatrice smaltata

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Birra artigianale: produrre birra da casa

guida alla produzione di birra fatta in casa

La produzione di birra artigianale si adatta perfettamente a tutti coloro i quali hanno riscontrato nelle più diffusi tipi di birra i tipici difetti di una produzione su larga scala, dove spesso e volentieri manca l’aspetto emozionale che esclude, di fatto, attenzione e passione dall’intero processo.

Lo scopo di quest’articolo è quello di fornire le conoscenze basilari al fine di produrre birra fatta in casa con un occhio al portafoglio, riducendo al minimo i costi.

Tuttavia è necessario un piccolo investimento iniziale per acquistare un kit per fare la birra contenente tutto l’occorrente per produrre birra fatta in casa.

Il primo passo è quello della pulizia del kit per birra artigianale, infatti, prima di cominciare è buona prassi lavare l’interno del fermentatore con acqua calda unita ad una soluzione detergente per contenitore del kit birra, quindi risciacquare con acqua fredda.

Bisogna poi procedere alla sterilizzazione, utilizzando il potassio metabisolfito, sciogliendone due cucchiaini in ½ litro d’acqua fredda. Dopo il lavaggio avvenuto in precedenza si dovrà avvitare il coperchio al contenitore ed inserire il minifermentatore versandovi dentro la soluzione composta da acqua fredda e potassio metabisolfito, avendo cura di agitare bene per bagnare completamente la superficie interna. Lo stesso composto può essere utilizzato per sterilizzare il resto dell’attrezzatura per fare la birra (es. mestolo).

La terza fase comincia con l’apertura del tappo del malto (attenzione, non della latta) e del lievito, preriscaldando la confezione ancora sigillata in acqua calda per 10 minuti. Versare in una pentola (dalla capienza di almeno 5-8 litri) contenente 2-3 litri di acqua bollente, il contenuto della lattina di malto aggiungendo tanto zucchero quant’è la gradazione desiderata per la propria birra artigianale (vedi tabella 1), avendo cura di agitare per bene il composto fino a farlo amalgamare completamente.

gr di malto gr di zucchero Grado alcolico
1500 1000 3,8%
1500 500 2,9%
1500 0 2,0%

Tabella 1 rapporto quantità zucchero-grado alcolico

E’ possibile effettuare una stima sul grado alcolico che raggiungerà la nostra birra fatta in casa, applicando semplicemente la seguente formula:

Grado alcolico birra artigianale = (Densità iniziale – Densità finale)/7,45

Esempio: 1042-1008 =  34:7,45 = 4,56% Alcool

Densità iniziale=densità del mosto prima del processo di fermentazione;

Densità finale= densità della birra fatta in casa (prima di imbottigliarlo).

 

Il riempimento del fermentatore deve avvenire dapprima inserendo circa 5 litri d’acqua fredda, successivamente il mosto ormai freddo e infine riempire con acqua fredda fino alla quantità necessaria per raggiungere la qualità desiderata, in base ai vari tipi di birra.

Successivamente occorre applicare, se già non è stato fatto,  il termometro adesivo sul contenitore per birra fatta in casa in modo tale da poter controllare quando il prodotto raggiunge i 20°C per poter aggiungere il lievito contenuto nella bustina, mescolando per bene al fine di consentire al mosto di ossigenare. Da tener ben presente che immettere il lievito a temperature superiori ai 26/28 gradi può comportare l’avvio di un processo di cattiva fermentazione, al contrario inserirlo ad una temperatura del mosto ancora troppo bassa (es. 18°) può non far avviare la fermentazione stessa.

A questo punto occorre avvitare il tappo del fermentatore collocandolo in un luogo fisso, e versare un composto di acqua e metabisolfito nel gorgogliatore fino a raggiungere il livello indicato. Un trucco per accertarsi che il contenitore sia chiuso perfettamente è quello di far pressione ai lati, in questo caso l’acqua nel gorgogliatore si sposterà a sinistra, nel caso contrario sarà bene chiudere meglio il coperchio del fermentatore del kit per birra fatta in casa.

Dopo alcune ore si avvierà il processo di fermentazione della birra artigianale che, ad una temperatura di 22 gradi circa, si completerà tra i 5 e i 10 giorni, se invece sarà al di sotto di questa soglia sarà necessario più tempo, al contrario, se superiore, potrà volerci meno.

Il processo sarà terminato quando, il gorgogliamento si fermerà, a quel punto per sapere se la nostra birra fatta in casa è pronta, sarà necessario allentare leggermente il tappo e dal rubinetto versare un po’ di birra artigianale nel cilindro trasparente che dovrà poi contenere il densimetro. La vostra birra fatta in casa sarà pronta quando il valore indicato dal densimetro corrisponderà a quello riportato nella guida tecnica. Nel caso in cui, la misurazione risulti superiore occorrerà attendere ancora qualche giorno (non si dimentichi di richiudere per bene il tappo del fermentatore).

A questo punto si potrà procedere all’imbottigliamento, dopo aver avuto cura di sterilizzare le bottiglie mediante la solita soluzione di acqua e metabisolfito composta da un cucchiaino versato in ¼ d’acqua fredda. Utilizzare metà della soluzione per risciacquare metà delle bottiglie e la seconda metà per le restanti, si lasci poi gocciolare per circa 10 minuti (operazione facilitata da un avvinatore/sterilizzatore).

Successivamente versare, con l’apposito misurino, in ogni bottiglia dello zucchero (circa 5-6 grammi per litro) per ottenere la tipica schiuma. Non si esageri in questo procedimento in quanto le bottiglie potrebbero scoppiare, inoltre è necessario non avere fretta di imbottigliare in quanto è preferibile un imbottigliatura tardiva anziché una prematura che potrebbe inficiare il risultato finale.

Dopo aver riempito ogni bottiglia (lasciando circa 3 cm), si può passare alla fase di tappatura nella quale è consigliabile utilizzare tappi di qualità e una tappatrice a leve o a colonna la quale garantisce compatibilità con tutti i formati di tappi e bottiglie.

E’ bene agitare le bottiglie per far sciogliere lo zucchero inserito in precedenza e lasciare riposare in posizione verticale per almeno 4-5 giorni ad una temperatura compresa tra i 18 e i 24 gradi al fine di stimolare il processo della seconda fermentazione. A quel punto le bottiglie possono essere riposte in cantina per almeno 10-15 giorni.

 

 

Kit per birra fatta in casa

Kit per la produzione di birra artigianale fatta in casa

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Torchio da vino: manutenzione

come prendersi cura del proprio vecchio torchio

 

Il torchio per vino è lo strumento principe nella produzione del vino fai da te. Pur essendo un macchinario sostanzialmente resistente è soggetto anch’esso ai problemi derivanti dal tempo e dall’usura; è pertanto consigliabile adottare una serie di accorgimenti prima e dopo la premitura dell’uva, soprattutto qualora si tratti di un vecchio torchio o un torchio antico.

Sia prima che dopo l’utilizzo è buona prassi smontare la gabbia in legno del torchio per uva, aprendo le chiavi  in ferro bloccate dai ganci fissati ai cerchi della gabbia stessa che generalmente si trovano in numero di 4 o 6 in dipendenza della misura del torchio da vino in questione, e procedere ad un accurato lavaggio si all’interno che all’esterno avendo cura di rimuovere ogni residuo o deposito presente. Inoltre è consigliabile risciacquare abbondantemente il piatto in ferro (base o bacino) e la parte non filettata della vite che entrerà in contatto con le uve derivanti dalla vendemmia.

Il secondo passo per assicurare un corretto funzionamento del torchio per vino è rappresentato dalla lubrificazione. Essa dev’essere effettuata sulla parte filettata della barra centrale (vite) e sulla testata di movimento dove, nel torchio per uva a leva (o manuale),  è presente una grossa madrevite costituita da un disco in ferro o ghisa sul quale sono presenti diversi fori che permettono l’aggancio dei saltellini posti sulla sommità del meccanismo, permettendo così il movimento del disco. E’ consigliabile utilizzare grasso piuttosto che olio nella lubrificazione della testata e della vite che si suggerisce avvolgere con un panno al termine delle operazioni.

Si può così procedere all’utilizzo del torchio da vino e alla successiva manutenzione ripetendo quanto suggerito in precedenza.

Per ulteriori informazioni o altre problematiche contattare il nostro tecnico cliccando su Assistenza.

 

Torchio per vino

Torchio per uva di tipo manuale

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